Quando si affronta un lutto, la gestione degli aspetti pratici diventa complessa e dolorosa. In questo contesto emerge una figura professionale essenziale: l’addetto ai servizi funebri. Molti si chiedono, per necessità immediata o interesse professionale: un operatore funebre cosa fa? Non si tratta solo di trasportare un feretro o guidare un’auto funebre; è un ruolo che richiede un raro equilibrio tra precisione tecnica, forza fisica e profonda sensibilità umana, nel pieno rispetto delle normative sanitarie vigenti, specialmente in una realtà complessa come Milano e la Lombardia. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio le mansioni quotidiane, i requisiti di legge e le differenze sostanziali con figure simili come il necroforo. Esploreremo inoltre il percorso formativo necessario e le prospettive del settore, guidati dall’esperienza sul campo di Simonetta Marmi
Per rispondere correttamente alla domanda iniziale, dobbiamo prima sgombrare il campo da alcuni stereotipi cinematografici. L’operatore funebre (spesso definito necroforo nel linguaggio burocratico, termine che però crea confusione con il personale ospedaliero, come vedremo più avanti) è un professionista incaricato di gestire tutte le operazioni pratiche che riguardano la salma e il supporto ai familiari dolenti.
Il suo ruolo è un mix di logistica, estetica e psicologia. La responsabilità principale è garantire che il defunto sia trattato con la massima dignità e che ogni fase del servizio avvenga nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e delle tempistiche concordate. Un operatore non può improvvisare: ogni gesto, dal sollevamento del feretro alla chiusura della cassa, deve seguire procedure codificate per garantire la sicurezza propria e quella degli altri. Inoltre, l’operatore funebre è spesso il primo volto “esterno” che la famiglia incontra dopo il decesso; pertanto, la sua capacità di mantenere un contegno sobrio, rispettoso e rassicurante è tanto importante quanto la sua forza fisica.
Non è un medico, non è un infermiere e non è un funzionario comunale, ma collabora con tutte queste figure per far sì che la burocrazia non pesi sulle spalle di chi sta soffrendo.
Entriamo nel vivo dell’operatività. Le mansioni sono molteplici e variano a seconda che l’operatore lavori per una piccola impresa o per una grande agenzia strutturata. Tuttavia, possiamo individuare un nucleo di attività standard che definiscono la giornata lavorativa.
La prima fase riguarda la preparazione. L’operatore si occupa spesso della vestizione e preparazione della salma (tanatoestetica di base). Questo non significa solo far indossare gli abiti scelti dalla famiglia, ma anche comporre il viso e le mani per dare al defunto un aspetto sereno, eliminando per quanto possibile i segni della sofferenza o dei trattamenti medici. È un momento di estrema delicatezza che richiede grande pietà e rispetto.
Successivamente, l’operatore si occupa dell’allestimento della camera ardente. Che sia in abitazione, in ospedale o presso una “Casa Funeraria”, l’addetto deve posizionare il catafalco, i paraventi, i fiori e i registri delle firme, creando un ambiente raccolto e ordinato.
Una parte consistente del lavoro riguarda il trasporto funebre. Qui l’operatore diventa autista e tecnico. Deve condurre l’auto funebre con una guida fluida e rispettosa, gestire il caricamento e lo scaricamento del feretro (spesso pesante e ingombrante) in sicurezza, coordinandosi con i colleghi. Durante la cerimonia, in chiesa o nella sala del commiato, gli operatori sono le “guide silenziose”: indicano ai parenti dove posizionarsi, gestiscono i fiori, distribuiscono i ricordini e si assicurano che il corteo proceda senza intoppi verso il cimitero o il crematorio.
Infine, ci sono le attività post-cerimonia, che possono includere l’assistenza nelle operazioni cimiteriali (inumazione, tumulazione) o l’accompagnamento del feretro al polo crematorio, verificando che le pratiche per la cremazione a Milano siano state correttamente recepite dagli uffici competenti.
Uno dei punti che genera più dubbi online e offline è la terminologia. Spesso i termini vengono usati come sinonimi, ma indicano datori di lavoro e contesti molto diversi. È fondamentale fare chiarezza per capire chi fa cosa.
Capire queste differenze aiuta le famiglie a sapere a chi rivolgersi per ogni specifica esigenza e aiuta chi cerca lavoro a orientarsi tra i vari concorsi pubblici o le offerte nel settore privato.
Lavorare a contatto con la morte richiede una predisposizione caratteriale non comune. Al di là della forza fisica, necessaria per movimentare feretri che possono pesare molto (specialmente se in legni pregiati e con doppia cassa di zinco), sono le soft skills a fare la differenza tra un semplice portatore e un vero professionista.
Fino a qualche decennio fa, il mestiere si imparava “a bottega”, affiancando i più anziani. Oggi, la normativa italiana e regionale ha introdotto obblighi formativi precisi per professionalizzare il settore e garantire standard igienico-sanitari elevati. Per chi si chiede come si diventa operatore funebre, la risposta varia leggermente da regione a regione, ma il trend nazionale va verso l’obbligatorietà di specifici corsi di formazione. In Lombardia, ad esempio, la normativa è molto attenta. Per operare è generalmente necessario frequentare un corso per operatore funebre (spesso denominato “necroforo” nei cataloghi formativi accreditati dalla Regione) che prevede una parte teorica e una pratica.
Spesso si cerca online corso operatore funebre online, ma è importante verificare che l’ente erogatore sia accreditato dalla Regione di riferimento e che l’attestato rilasciato sia valido ai fini lavorativi. Molte regioni richiedono che almeno una parte della formazione o dell’esame avvenga in presenza. Una volta ottenuto l’attestato, si può essere assunti da un’impresa funebre. Per chi punta a ruoli di responsabilità maggiore, come il Direttore Tecnico, sono previsti corsi più lunghi e complessi. Tutto questo garantisce che, quando ci si affida a un’impresa per l’organizzazione del rito funebre, si abbia a che fare con personale qualificato e non improvvisato.
Spesso sottovalutiamo l’impatto psicologico che l’ordine e l’organizzazione hanno sul lutto. Quando una famiglia è nel caos emotivo, vedere arrivare persone calme, che sanno esattamente cosa fare, che prendono in carico il problema pratico con gentilezza, è un sollievo immenso. L’operatore funebre toglie il peso materiale dalle spalle dei congiunti. Si occupa di spostare mobili pesanti per far passare il feretro senza che la famiglia debba preoccuparsene; sa come gestire i fiori affinché siano belli e presentabili; sa guidare il corteo nel traffico cittadino proteggendo l’auto con i familiari. La sua competenza tecnica è fondamentale per questioni più pratiche, come la scelta del feretro giusto in base al tipo di sepoltura o la gestione dei trasporti funebri nazionali o internazionali, dove un errore burocratico potrebbe bloccare tutto. L’operatore è il braccio operativo che trasforma le volontà del defunto in realtà, permettendo ai vivi di concentrarsi solo sul ricordo e sul saluto.
Alla domanda iniziale, Simonetta Marmi srl risponde con la sua storia. I nostri collaboratori non sono semplici addetti, ma custodi di un momento sacro per le famiglie di Milano, formati tecnicamente ed eticamente. Cura del dettaglio, trasparenza sui costi e discrezione sono i pilastri del nostro servizio, garantito da una reperibilità immediata 24 ore su 24. L’operatore unisce forza, cuore e tecnica per assicurare un ultimo saluto dignitoso. Risolve problemi, onora la memoria e sostiene chi resta.
Ciao, se hai domande, sono qui per aiutarti.🙂
Siamo felici di riaverti, scrivici🙂👍
1
